CENTRO TEMATICO NAZIONALE TERRITORIO E SUOLO

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INDICATORI    

 USO DEL SUOLO

 

 

 

 

SCOPO

È un indicatore che descrive l’entità e l’estensione delle principali attività antropiche presenti sul territorio e permette di rilevare i cambiamenti nell’uso del suolo in agricoltura.

DESCRIZIONE

Questo indicatore descrive la variazione quantitativa dei vari tipi di aree individuate come omogenee al loro interno (agricole, urbane, industriali, ricreative, naturalistiche, corpi idrici, infrastrutture, ecc.), alla scala di indagine e alla metodologia utilizzata.

A seconda del tipo di area di interesse, le variazioni di uso del suolo possono dimostrare, ad esempio, tendenze temporali dell’economia dedotte dal cambio nelle tipologie di coltivazioni, oppure estensione dell’industrializzazione o delle aree destinate alle infrastrutture, ecc.

UNITÀ di MISURA

Ettaro, percentuale

FONTE dei DATI

Uso del Suolo: CORINE Land Cover 1996 (Rilevamenti 88 - 93) – CLC1990 SAU, Foreste e Concessioni per nuove abitazioni: ISTAT Strade e Ferrovie: Ministero delle infrastrutture e dei trasporti (MIT)

NOTE TABELLE e FIGURE

Dalle tabelle 12.20 e 12.21 e dalla figura 12.23 si può notare come in Veneto, Lombardia e Friuli Venezia Giulia le aree artificiali superino il 6% del territorio regionale, al contrario di Valle d’Aosta, Trentino Alto Adige, Molise e Basilicata che detengono la minore percentuale. Valle d’Aosta e Trentino Alto Adige sono, assieme alla Liguria, le regioni che possiedono, invece, il dato più elevato di aree boschive e seminaturali. Queste tre regioni sono caratterizzate anche dal valore più basso di territorio destinato all’uso agricolo. La Puglia, infine, è caratterizzata dalla percentuale minore di territorio boschivo-seminaturale e da quella maggiore di aree agricole, denotando, anche sotto questo aspetto, la sua potenziale vulnerabilità all’erosione e alla desertificazione.

Per la costruzione dell’indicatore sono stati utilizzati i dati del progetto CORINE Land Cover, che utilizza una copertura di foto satellitari a livello nazionale con scala 1:100.000 e con una sensibilità di 25 ettari. Tale ricerca è stata condotta in Italia a livello regionale attraverso due sottoprogetti: Work area 1 per l’Italia del sud, realizzato dal Consorzio ITA con dati del 1989-1990 e Work area 2 per l’Italia del nord, Sardegna e Sicilia, realizzato dal Centro Interregionale di Roma con dati rilevati nell’intervallo 1990-1993. La pubblicazione finale del progetto risale al dicembre 1996.

Un limite da considerare nella rappresentazione dell’indicatore, di cui occorre tenere conto nel commento dei risultati, è la tecnica  utilizzata per la redazione della carta CORINE: l’estensione minima delle unità presenti nel database cartografico è, infatti, pari a 25 ettari.

L’analisi della suddivisione dei territori agricoli in seminativi, colture permanenti, prati stabili e zone agricole eterogenee, permette di evidenziare dal punto di vista qualitativo e quantitativo l’utilizzo del suolo agrario. In particolare, si nota come Basilicata, Lombardia, Emilia Romagna e Veneto possiedano la più elevata percentuale di superficie coltivata a seminativi e contemporaneamente la più bassa per quanto riguarda le colture permanenti, per lo più costituite da colture legnose.

La Lombardia detiene anche bassi valori percentuali per ciò che concerne i prati stabili e le zone agricole eterogenee, a conferma del carattere intensivo del settore agricolo in tale regione. Al contrario, alle limitate superfici destinate a seminativo corrispondono, in Liguria, elevati valori di colture permanenti e di zone agricole eterogenee e, in Trentino Alto Adige e Valle d’Aosta, una massiccia presenza di prati stabili, tipici degli alpeggi montani. È infine da sottolineare la scarsa diffusione di zone agricole eterogenee in Calabria, indice di bassa biodiversità dell’ambiente rurale.

Non esistono al momento serie storiche che permettano la costruzione di un trend; la seconda versione del progetto CORINE Land Cover (CLC2000) è attualmente in fase di esecuzione e i primi risultati saranno disponibili all’inizio del 2004. È però possibile costruire una serie storica (figura 12.24) sull’uso del suolo sulla base di dati ISTAT; un dato evidente è l’utilizzo (o  perdita) di territorio dovuto alle aree urbanizzate e alle reti di trasporto, nonché una evidente diminuzione della SAU riscontrata con il Censimento dell’Agricoltura del 2000.

STATO e TREND

In attesa dei dati del CLC2000, il trend è costruibile solo per i dati riportati in figura 12.24, il cui andamento evidenzia l’aspetto negativo, come uso del suolo, della crescente urbanizzazione a fronte di un aumento, seppur leggero, della superficie forestale; la diminuzione della SAU non può essere vista in termini totalmente negativi, in quanto può anche significare una minor pressione delle attività di agricoltura intensiva sul territorio. Complessivamente il trend può essere rappresentato come indifferente, in mancanza di una chiara prevalenza positiva o negativa degli andamenti delle variabili considerate.

OBIETTIVI FISSATI dalla NORMATIVA

Non esistono obiettivi specifici nelle norme internazionali e nazionali. Gli ultimi due programmi di azione europei in campo ambientale (5EAP e 6EAP) e l’Agenda 21 pongono, come obiettivi generali, l’uso sostenibile del territorio, la protezione della natura e della biodiversità.

PERIODICITÀ di AGGIORNAMENTO

Quinquennale

L’indicatore fornisce informazioni abbastanza aderenti, ma sicuramente ancora migliorabili, rispetto alla domanda derivante dalla normativa in merito alla problematica ambientale descritta. I dati derivano da fonti affidabili, sono ottenuti con metodologie riconosciute a livello internazionale e hanno quindi una buona comparabilità; l’accuratezza è comunque migliorabile come pure la comparabilità temporale. La comparabilità spaziale è elevata, in quanto copre tutto il territorio nazionale.