1. INTRODUZIONE  
2. LIMITI E PARAMETRI  
3. L’IMPOSTAZIONE DELLA RACCOLTA
4. METODI RIPORTATI

 

 

 

 

 

 

 

1.  INTRODUZIONE

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La pubblicazione del Decreto Ministeriale n. 471 del 25 ottobre 1999 “Regolamento recante criteri, procedure e modalità per la messa in sicurezza, la bonifica e il ripristino ambientale dei siti inquinati, ai sensi dell’articolo 17 del decreto legislativo 5 febbraio 1997, n. 22 e successive modifiche e integrazioni” introduce per la prima volta in Italia dei valori di concentrazioni limite accettabili nel suolo e nel sottosuolo, riferiti alla specifica destinazione d’uso dei siti da bonificare.

Con la pubblicazione del Regolamento, avvenuta con la Gazzetta Ufficiale del 15 dicembre 1999, Supplemento Ordinario n. 218/L, diventa dunque pienamente operativa la nuova legislazione sulle bonifiche prevista dal D. Lgs. 22/1997 e s.m.i.; per ogni sito potenzialmente contaminato dovrà essere seguito un preciso iter amministrativo e tecnico, fino alla verifica della mancata contaminazione o dell’avvenuta bonifica. Durante tale iter, assumono particolare importanza le analisi chimiche atte a verificare il rispetto delle concentrazioni limite accettabili nel suolo, nel sottosuolo e nelle acque sotterranee.

Il Regolamento riporta, in Allegato 1, le tabelle contenenti i suddetti limiti, indicando 94 parametri nel caso dei suoli e 92 parametri per le acque sotterranee, con valori limite piuttosto restrittivi per i siti ad uso verde pubblico, privato e residenziale.

Alcuni degli analiti compresi nelle tabelle sono di uso comune, e vengono determinati con una certa frequenza dai laboratori sia in campioni di acque, sia di suoli; molti degli analiti, soprattutto organici, sono determinati più raramente nelle acque e quasi mai nei suoli. Ad ogni operatore del settore che viene a contatto con queste tabelle, viene dunque spontaneo domandarsi se esistano e quali siano i metodi analitici che possono permettere la determinazione dei singoli parametri, con la necessaria sensibilità strumentale, avvalendosi di laboratori pubblici o privati mediamente attrezzati.

Questa domanda se l’è posta anche il CTN SSC Centro Tematico Nazionale “Suolo e Siti Contaminati”, ora CTN TES, che si propone la definizione, la raccolta e l’organizzazione dei dati e delle informazioni sul suolo che sono ritenuti utili per descrivere questa matrice ambientale a livello nazionale e per indirizzare correttamente le politiche di salvaguardia ambientale ed utilizzo del territorio, secondo i criteri dello sviluppo sostenibile. 

Ricordiamo che, nell’ambito della nuova struttura SINANet , i CTN (Centri Tematici Nazionali) rappresentano il principale strumento di supporto operativo dell’APAT, per l’espletamento di quelle attività sia di formazione delle regole necessarie per favorire l’integrazione territoriale e tematica delle informazioni ambientali, sia di coordinamento generale delle attività di alimentazione della base conoscitiva a livello nazionale.

Il CTN TES, nei sui compiti di supporto all’APAT per le tematiche di settore, ha quindi deciso di realizzare una raccolta sui metodi di analisi dei suoli contaminati, pensando in tal modo di rendere un utile servizio a tutti gli operatori del settore, a cominciare dal sistema agenziale APAT-ARPA-APPA.

 

 

2.  LIMITI E PARAMETRI

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L’attenzione del gruppo di lavoro organizzato dal CTN è stata subito indirizzata alla matrice suolo, ritenendola, per l’aspetto analitico, più complessa e meno studiata della matrice acqua, almeno per i parametri indicati dal Regolamento.

L’allegato 1 del Regolamento elenca per il suolo 94 sostanze, o gruppi di sostanze, per le quali fissa due valori di concentrazione limite accettabili nel suolo e nel sottosuolo, uno per i siti destinati ad uso verde pubblico, privato e residenziale, l’altro per i siti ad uso commerciale ed industriale. Il Regolamento non definisce invece valori di concentrazione limite per suoli ad uso agricolo, demandando tale definizione ad appositi atti del Ministero per le Politiche Agricole e Forestali.

Esaminando la Tabella 1 , contenuta nel citato Allegato 1, si possono fare alcune considerazioni:

-         I composti inorganici presi in considerazione sono 18; tra di loro vi sono i metalli pesanti più frequentemente determinati (Cd, Crtot, Cr VI, Ni, Pb, Cu, Zn), altri elementi ricercati più raramente (As, Co, Hg, Se) ed elementi quasi mai ricercati nei suoli (Sb, Be, Sn, Tl, V), oltre a cianuri e fluoruri. Appare subito evidente come solo per alcuni di questi analiti vi sia una pratica diffusa di laboratorio e siano disponibili metodi ufficiali di analisi.

-         Il gruppo dei composti organici comprende ben 74 composti o categorie di composti, raggruppati nelle seguenti classi: aromatici, aromatici policiclici, alifatici clorurati cancerogeni, alifatici clorurati non cancerogeni, alifatici alogenati cancerogeni, nitrobenzeni , clorobenzeni, fenoli non clorurati, fenoli clorurati, ammine aromatiche, fitofarmaci, diossine e furani, idrocarburi. Anche in questo caso vengono spontanee due osservazioni, la prima sulla assoluta “non frequenza” o rarità con cui la maggior parte di questi parametri viene determinata nei suoli, la seconda relativa ai problemi collegati al campionamento (ed alla conservazione del campione) finalizzato all’analisi di questi composti, molti dei quali sono volatili.

-         Sempre in merito ai parametri organici, sono da mettere in rilievo i valori delle concentrazioni limite accettabili riportati nella colonna A della Tabella 1, quasi sempre inferiori a 0,1 mg/kg e, per un discreto numero di composti, inferiori a 0,01 mg/kg; nel caso dei PCB, la concentrazione limite è addirittura di 1 ppb. Valori così bassi di concentrazioni limite impongono metodi e strumenti di alta sensibilità, limitando, di fatto, la scelta dei metodi potenzialmente utilizzabili. In alcuni casi, non è da escludere che concentrazioni così basse siano difficilmente determinabili, tenendo presente la complessità della matrice di partenza.

-          Nella voce “altre sostanze”, accanto agli esteri dell’acido ftalico, vi è il valore limite per l’amianto (come fibre libere); anche in questo caso può essere intuitiva la difficoltà operativa che ne consegue, sempre in riferimento alla particolarità della matrice.

Il Regolamento precisa che non si richiede, nella totalità dei siti in esame, che le analisi chimiche siano condotte sulla lista completa delle sostanze presenti in Tabella; per ogni sito, sulla base delle attività pregresse, della caratterizzazione specifica e di ogni altra fonte di informazione, l’autorità competente seleziona, tra le sostanze indicate in tabella, “sostanze indicatrici” che permettano di definire in maniera esaustiva l’estensione, il tipo di inquinamento e il rischio posto per la salute pubblica e l’ambiente. Nelle fasi di campionamento di dettaglio la lista delle sostanze da analizzare potrà essere modificata ed estesa. In ogni caso le analisi dovranno comprendere le sostanze possibilmente presenti che presentano maggiore tossicità, persistenza e mobilità ambientale.

Viene infine precisato che, per le sostanze non indicate in Tabella, si adottano i valori di concentrazione limite accettabili riferiti alla sostanza più affine tossicologicamente.

 

 

3.  L'IMPOSTAZIONE DELLA RACCOLTA

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Il gruppo di lavoro organizzato all’interno del CTN ha visto la partecipazione delle seguenti istituzioni:

-          ARPA Piemonte

-          ARPA Liguria

-          ARPA Toscana

-          Istituto per la Chimica del Terreno del CNR di Pisa

-          Istituto Sperimentale per la Nutrizione delle Piante di Roma

-          Dipartimento di Chimica Analitica dell’Università di Torino

Sulla base delle considerazioni già precedentemente riportate, il gruppo ha ritenuto utile indirizzarsi su una raccolta che fosse in grado di fornire i metodi ufficiali di analisi, ove esistenti, ed altri metodi comunque riconosciuti ed approvati da organismi nazionali ed internazionali.

La raccolta riporta dunque, per ogni parametro presente nella Tabella 1, una breve introduzione generale e uno o più metodi di analisi, scelti con i seguenti criteri:

a)    La precedenza, come indicato nello stesso regolamento, è stata data ai “Metodi Ufficiali di analisi chimica del suolo”, pubblicati di recente dal Ministero delle Politiche Agricole e Forestali con D.M. 13 settembre 1999 (Supplemento Ordinario n. 185 alla G.U. n. 248 del 21 ottobre 1999). Tali metodi, oltre alla determinazione dei parametri classicamente utilizzati a scopi agronomici, contengono procedure specifiche per la determinazione del contenuto di cadmio, cobalto, cromo, rame, manganese, nichel, piombo e zinco estraibili in acqua regia in suoli contaminati. Questi metodi contengono inoltre le procedure di prelievo, preparazione e caratterizzazione granulometrica del campione.

b)    Sempre a livello nazionale, sono stati presi in considerazione i metodi IRSA-CNR per i fanghi, che per alcuni parametri organici possono essere di sicura utilità; sono inoltre stati presi in esame i metodi UNI e UNICHIM.

c)    A livello internazionale, sono stati particolarmente considerati i metodi EPA (United States Environmental Protection Agency), sia per la loro completezza, sia perché sono già i metodi più utilizzati, anche in Italia, per la determinazione dei parametri organici; occorre inoltre ricordare che questi metodi sono disponibili per tutti, in quanto liberamente scaricabili da Internet. Ovviamente sono stati presi in considerazione anche i metodi CEN ed i metodi ISO; in questo caso le difficoltà di reperimento delle metodologie, disponibili solo a pagamento e non divulgabili, hanno costituito un vincolo non trascurabile. Occorre però tenere presente che molti dei metodi ISO sono sostanzialmente simili ai rispettivi metodi EPA o, dove esistono, ai metodi italiani.

d)    Il ricorso alla bibliografia scientifica è stato limitato a quegli analiti non considerati o poco considerati nelle metodologie ufficiali reperite.

e)    Uno dei principali criteri seguiti nella scelta dei metodi è stato quello di cercare di offrire, ove possibile in considerazione dei valori limite molto bassi imposti dalla legge, delle alternative anche a livello strumentale, cercando dunque di ampliare la gamma dei laboratori teoricamente in grado di affrontare questa tipologia di analisi.

Nella raccolta i metodi vengono riportati nella versione, anche linguistica, originale, senza apportare modifiche al testo, con semplici aggiustamenti editoriali relativi alla impaginazione.

Un aspetto di particolare importanza, trattato dalla raccolta in modo non troppo approfondito, è quello del campionamento. Il Regolamento, infatti, dedica a questo argomento quasi tutto l’Allegato 2, fornendo delle indicazioni generali e delle indicazioni specifiche su alcune problematiche, dalla selezione dell’ubicazione dei punti di campionamento, ai campioni di fondo naturale, alle modalità di trasporto e conservazione dei campioni.  

 

 

4 .  METODI RIPORTATI

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Viene riportata una tabella che riepiloga le metodologie prese in considerazione per i diversi analiti.

La tabella distingue, per ogni parametro, le tecniche di pretrattamento del campione di suolo contaminato dalle metodiche analitiche utilizzate per la determinazione vera e propria.

Le tecniche di pretrattamento sono spesso uguali per gruppi di analiti, ma nella tabella si è scelto di ripetere le citazioni per semplicità di utilizzo della tabella stessa.

Le metodiche analitiche sono suddivise tra quelle ufficiali della legislazione italiana, pubblicate dal Ministero per le Politiche Agricole e tecnicamente predisposte dalla SISS (Società Italiana di Scienza del Suolo), che però riguardano solamente alcuni metalli pesanti, le metodiche EPA, i metodi ISO ed i metodi IRSA. Questi ultimi, predisposti per le analisi dei fanghi e dei rifiuti, sono spesso utilizzati anche per le analisi dei suoli contaminati, in particolare per i parametri organici.