CENTRO TEMATICO NAZIONALE TERRITORIO E SUOLO

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TEMATICHE

 

CONTAMINAZIONE DEI SUOLI 

 

 

La Comunicazione della CE - COM(2002)179 - afferma chel’introduzione di contaminanti nel suolo può danneggiare o distruggere alcune o diverse funzioni del suolo e provocare una contaminazione indiretta dell’acqua. La presenza di contaminanti nel suolo oltre certi livelli comporta una serie di conseguenze negative per la catena alimentare e quindi per la salute umana e per tutti i tipi di ecosistemi e di risorse naturali. Per valutare l’impatto potenziale dei contaminanti del suolo, è necessario non solo valutarne la concentrazione, ma anche il relativo comportamento e il meccanismo di esposizione per la salute umana.

Anche il documento europeo, come la maggior parte dei documenti che si occupano di degrado e protezione del suolo, distingue poi tra contaminazione locale o puntiforme, identificabile con il ben noto problema dei siti inquinati da bonificare, e contaminazione diffusa, associando quest’ultimo fenomeno “alla deposizione atmosferica, a determinate pratiche agricole e ad inadeguate operazioni di riciclo dei rifiuti e trattamento delle acque reflue”

 

CONTAMINAZIONE DEI SUOLI DA FONTI DIFFUSE

 

Nel tempo sono diventate sempre più consistenti le produzione e l’uso di una vasta serie di composti organici ed inorganici come fitofarmaci, agenti antimicrobici, farmaci, antifermentativi, antibiotici, detergenti, solventi, lubrificanti, e così via. Alcuni di questi composti e loro i prodotti di degradazione una volta entrati nell’ambiente possono permanervi per lungo tempo.

Molti sono anche gli elementi e le sostanze che arrivano al suolo, tramite riciclaggio di fanghi derivanti dalla depurazione di acque reflue, di rifiuti, di effluenti di allevamenti zootecnici, di scarti industriali. Si tratta in genere di residui che comportano, da un lato l’utilizzazione di sostanza organica e di elementi nutritivi, mentre dall’altro costituiscono pericolo per la presenza di metalli pesanti e il conseguente accumulo nel suolo.  

Ogni ambiente presenta una diversa capacità di resistenza alle tensioni prodotte dalle attività umane, che si ripercuotono direttamente o indirettamente  su di esso determinando fattori di squilibrio e criticità.  

Se possibile devono essere individuati in termini qualitativi e quantitativi i livelli di incidenza dei fenomeni antropici che interagiscono col suolo in modo tale da poterne quantificare l’impatto e la sostenibilità nel tempo.  

Le situazioni di degrado del suolo connesse agli interventi antropici, alle lavorazioni agricole ed altre tecnologie adottate nelle pratiche agronomiche, si possono manifestare in modo intensivo, con repentino sconvolgimento dell’ambiente fisico, o con lenti processi nell’interno del suolo che producono modificazioni indesiderate portando fino alla perdita di suolo.  

Si verificano processi evolutivi che si manifestano  con il progressivo decadimento dei caratteri strutturali e funzionali del suolo stesso.  

La contaminazione diffusa del suolo, se pure non appariscente in tempi brevi, può risultare comunque grave perché interessa ampi territori ed è spesso connessa alla stessa evoluzione del substrato.  

Per la comprensione e l’interpretazione corretta dei diversi fattori di stabilità o di degrado interni del suolo è necessaria la caratterizzazione dell’ambiente pedologico in base a parametri oggettivi che consentano una chiara lettura delle reali proprietà e comportamenti del suolo.  

Nelle nostre regioni l’ambiente fisico è complesso, caratterizzato da accentuata variabilità nella litologia e morfologia superficiale e con variazioni altimetriche sensibili anche quando si considerano ambiti territoriali poco estesi.  

Il tema  inquinamento da fonti diffuse, coinvolge i diversi aspetti dell’uso del suolo e per questo un insieme di fonti di contaminazione riferibili a precise attività antropiche che coinvolgono: attività di tipo agricolo o connesse con l’agricoltura; impiego in agricoltura di acque reflue, fanghi di depurazione, compost o altro materiale derivante dal ciclo dei rifiuti; fattori antropici diversi dall’uso agricolo. 

Fondamentale pratica agricola è rappresentata dall’impiego di prodotti fitosanitari. L’utilizzo, non sempre razionale, dei fitofarmaci ha portato a considerarne l’uso come una delle principali fonti di inquinamento diffuso del suolo.

L’impatto e la dispersione  di antiparassitari nei diversi comparti ambientali è influenzato dalle condizioni locali (climatiche, di substrato,..), dalle proprietà chimico-fisiche dei composti, dalle azioni meccaniche, fisiche e chimiche.   

Il pericolo legato all’applicazione di fitofarmaci è dato dalla loro solubilizzazione e conseguente assorbimento, degradazione e trasporto nel suolo che rappresenta il primo recettore e la prima e più importante barriera alla penetrazione delle sostanze inquinanti verso la falda. Nel suolo infatti avvengono la maggior parte dei processi di trasformazione e degradazione delle sostanze inquinanti, che portano ad una serie di processi reversibili ed irreversibili dovuti alle componenti biologica e chimico-fisica del sistema suolo.

La conoscenza dettagliata delle caratteristiche pedologiche e delle interazioni suolo-antiparassitario risulta perciò indispensabile per comprenderne il destino di un antiparassitario. 

Altro rischio di inquinamento derivante da pratiche agricole è connesso all’utilizzo degli effluenti zootecnici, con conseguente sovraccarico di elementi nutritivi (NO3) sulle falde e accumulo nel terreno di metalli presenti nelle deiezioni animali (Cu e Zn).

In questo senso è necessario avere un quadro delle dimensioni degli allevamenti zootecnici, delle specie allevate, dei quantitativi di liquame e di conseguenza dei quantitativi di azoto prodotti ricavati da appositi coefficienti di calcolo.   

La conoscenza delle quantità di deiezioni prodotte, nonché la composizione chimica delle stesse è alla base della valutazione dell'impatto ambientale e delle eventuali limitazioni da porre alla loro utilizzazione agronomica. Allo stesso modo è necessaria la conoscenza approfondita delle caratteristiche proprie del suolo quali composizione, struttura, giacitura, copertura vegetale per valutare quali sono i suoli adatti allo spandimento di liquami zootecnici.

La diminuzione del tenore di sostanza organica nel suolo costituisce un grave rischio per l’ambiente, sia per la diminuzione della capacità di depurazione del suolo, sia per lo sfaldamento della struttura dei suoli con conseguente erosione degli stessi. Fanghi civili ed agroindustriali impiegati in agricoltura offrono una fonte importante di recupero di sostanza organica, ma con tutti i rischi che questi possono presentare. 

Va comunque tenuto presente che sostanze inquinanti per il sistema suolo vanno considerate anche quelle normalmente presenti, se aggiunte in misura tale da alterare gli equilibri chimici, fisici e biologici del suolo stesso, compromettendo la produzione agraria sia sotto il profilo qualitativo che quantitativo e creando le premesse per l’inquinamento delle falde.

In questo senso, si evidenzia una stretta correlazione fra il Tema 20 “ Inquinamento da fonti diffuse” ed il Tema 18 “Qualità dei suoli” in quanto il contenuto di sostanza organica condiziona in modo fondamentale la fertilità e di conseguenza la qualità del suolo.

L’attività umana, legata prevalentemente all’impiego di combustibili per riscaldamento, produzione di energia elettrica, traffico ha portato alla contaminazione diffusa da metalli pesanti ed idrocarburi.

Le concentrazioni dei metalli in traccia nello strato superficiale dei suoli, sono andate aumentando all’aumentare delle attività agricole ed industriali. 

La composizione dello strato superficiale dei suoli è infatti influenzata sia da contaminazioni locali  che da trasporto dei contaminanti a lunga distanza.

Diventa quindi difficile collegare il fenomeno di inquinamento dovuto ad attività antropiche, a fonti puntuali di contaminazione ma, è piuttosto plausibile considerare un inquinamento di tipo diffuso. 

 

 

 

CONTAMINAZIONE PUNTUALE E SITI CONTAMINATI 

 

L’inquinamento del suolo da fonti puntuali e quindi la presenza di siti contaminati rappresenta una compromissione della qualità del suolo tale da impedire lo sviluppo, spesso totale, delle funzioni che il suolo stesso dovrebbe svolgere.

In seguito alle indagini analitiche condotte su molti siti industriali, attivi e dismessi, su aree interessate da sversamenti ed incidenti ambientalmente rilevanti e su aree interessate da smaltimenti abusivi o non ambientalmente corretti di rifiuti, sono state effettuate delle operazioni di bonifica e di ripristino ambientale che solo in alcuni casi hanno portato ad un recupero totale della funzionalità del suolo. In genere gli interventi eseguiti servono a ridurre il danno ambientale eliminando i pericoli di contaminazione delle altre matrici, permettendo solamente un recupero parziale della funzionalità del suolo, ad esempio per una determinata destinazione d’uso. 

La ricerca di indici e indicatori per questo tema parte proprio dalla individuazione delle determinanti e delle pressioni che portano alla identificazione dei siti potenzialmente contaminati; si passa poi agli indicatori di stato che possono facilitare una identificazione dei siti effettivamente contaminati ed agli indicatori di risposta che descrivono le azioni di bonifica già intraprese.

Il più importante degli indicatori di pressione è quello relativo ai siti effettivamente contaminati, che sono il risultato di attività umane svolte o in corso, e l'indicatore ad essi collegato è considerato prioritario perché individua aree che sicuramente necessitano di interventi di risanamento del suolo e, in riferimento all’effettivo grado di contaminazione, permette di stabilire una priorità di intervento. 

I siti contaminati rappresentano tutte le aree nelle quali è stata accertata un'alterazione puntuale delle caratteristiche naturali del suolo, da parte di un qualsiasi agente inquinante, oltre certi limiti tabellari stabiliti per un certo riutilizzo (limiti stabiliti dal recente D.M. 471/99 attuativo dell'articolo 17 del D. L.vo 22/97). Purtroppo la qualità dei dati esistenti, benché copra il territorio nazionale, non è molto soddisfacente.

Altri indicatori di pressione costruibili a livello nazionale riguardano le attività a rischio di incidente rilevante e le cave (siti di estrazione di minerali di seconda categoria). 

Per alcuni indicatori di pressione, sicuramente interessanti, come i siti industriali dismessi o i serbatoi interrati, si registra al momento una carenza di dati che non consente una loro valida rappresentazione. Alcuni indicatori, relativi alla produzione di rifiuti ed agli impianti di trattamento dei rifiuti, sono invece stati riportati sotto il tema “rifiuti”.  

Un indicatore di impatto già costruito è invece quello relativo agli incidenti rilevanti effettivamente riscontrati. La maggior parte degli indicatori di impatto fa però riferimento al tema acque.    

Tra gli indicatori di risposta, riscontrando difficoltà oggettive nella ricerca di dati sui siti bonificati, viene riportato a livello nazionale il numero di certificazioni che attestano un sistema di gestione ambientale (EMAS e/o ISO 14000). Altro indicatore di risposta implicitamente fornito assieme ai dati sui siti contaminati riguarda il numero di piani di bonifica adottati a livello delle singole regioni. 

 

 

Esempio di indicatori