CENTRO TEMATICO NAZIONALE TERRITORIO E SUOLO

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QUALIT- DEL SUOLO

 

 

 

 

Generalmente per qualità si intende la capacità di un prodotto o servizio a soddisfare le esigenze dell’utilizzatore (ISO 8402); nel caso del suolo tale capacità si manifesta principalmente attraverso due aspetti:

- la capacità del suolo a svolgere le funzioni di volta in volta necessarie a garantire il mantenimento di un equilibrio ambientale, economico, sociale, ecc.; tale capacità è legata principalmente alle caratteristiche strutturali ed ecologiche del suolo;

- l’adeguatezza all’uso (fitness for use) correlata all’influenza delle attività umane che incidono in maniera più o meno intensa modificando talvolta drasticamente le caratteristiche naturali del suolo.

 

La qualità del suolo può essere espressa quindi come “la capacità del suolo ad esplicare le sue funzioni” in modo strettamente collegato con l’utilizzazione e la gestione antropica; essa cioè è costituita dall’insieme delle caratteristiche che permettono di soddisfare gli utilizzatori, sia nel caso in cui essi siano coltivatori, allevatori, costruttori di edifici, oppure fruitori del paesaggio o di aree naturalistiche, o utilizzatori delle risorse idriche che il suolo protegge. 

Una corretta utilizzazione e gestione del suolo non può prescindere da una approfondita conoscenza: infatti le attività antropiche dovrebbero essere programmate in stretta relazione con le caratteristiche dei suoli, cioè tenendo conto della capacità di un determinato tipo di suolo a sopportare le attività umane. Quando questa utilizzazione e gestione avviene in modo intensivo o comunque non corretto e non tenendo conto della reale vocazionalità del suolo, insorgono fenomeni di degradazione. La qualità del suolo può essere degradata attraverso tre tipi di processi: la degradazione chimica intesa come apporto di sostanze tossiche, la degradazione fisica che comprende l’erosione dal vento e dall’acqua e la compattazione, e la degradazione biologica che include la diminuzione della sostanza organica e la diminuzione della biodiversità.

Definire la qualità del suolo significa innanzitutto individuare i caratteri che permettono una sufficiente descrizione del suolo stesso, avendo sempre presente le possibili utilizzazioni;  a tale proposito non si può negare che l’utilizzo che ha avuto la maggiore attenzione nel tempo, per i risvolti pratici che ha sull’alimentazione degli esseri viventi e quindi sulle possibilità di sopravvivenza dell’uomo, sia quello agricolo.

Per questo lo studio del suolo si è sviluppato prevalentemente nell’ambito delle scienze agrarie ed in particolare nelle principali discipline che afferiscono alle scienze del suolo e cioè la pedologia e la chimica del terreno; gli approcci alla conoscenza del suolo da parte delle due discipline si sono sviluppati su due strade parallele ma distinte. Mentre la pedologia si è soffermata principalmente sui caratteri morfologici e pedogenetici utilizzando in prevalenza tecniche di tipo descrittivo, la chimica del terreno ha sviluppato una serie di test ed analisi di laboratorio allo scopo di approfondire la conoscenza sui meccanismi che regolano il movimento degli elementi chimici nel suolo ed in particolare le possibili relazioni fra questi e le radici delle piante.

La pedologia ha utilizzato diverse tecniche messe a punto dalla chimica del terreno anche se non si è mai instaurato un rapporto di duratura e significativa collaborazione tra le due discipline.

La pedologia sembra comunque più adatta ad una descrizione sistematica dei suoli, sia nel senso della classificazione che della conoscenza territoriale; la chimica del terreno invece si presta di più alla conoscenza di situazioni puntuali in cui sia necessario un approfondimento di indagine a costi accettabili per l’utilizzatore del suolo.

Già si è detto della necessità di contare sui dati pedologici come base irrinunciabile per una conoscenza generale del suolo; gli indicatori che vanno individuati per definire lo stato della qualità del suolo devono però focalizzarsi maggiormente su tecniche di indagine ripetitive e speditive, più tipiche della chimica del suolo e soprattutto particolarmente orientate alla conoscenza degli aspetti ambientali connessi all’uso del suolo. 

 

Gli indicatori della qualità del suolo:

 

Il primo gruppo di indicatori selezionati è costituito da alcuni parametri in grado di descrivere in particolare la capacità del suolo ad interagire con gli elementi che in esso sono contenuti o che ad esso vengono aggiunti o su di esso vengono distribuiti; fra questi il pH, la tessitura, la sostanza organica e la capacità di scambio cationico (CSC) rappresentano i caratteri base la cui variazione può condizionare fortemente il comportamento del suolo e quindi variare in modo consistente la capacità protettiva, filtrante o adsorbente del suolo nei confronti di sostanze potenzialmente inquinanti, sia per il suolo stesso, sia per l’acqua che il suolo contiene.

Tali indicatori quindi sono particolarmente importanti per definire il rischio di contaminazione delle acque sotterranee, sicuramente più preziose delle acque superficiali per il loro frequente utilizzo a scopo idropotabile, a opera delle sostanze che al terreno vengono apportate.

 

Il secondo gruppo di indicatori definisce invece il livello di concentrazione, e quindi eventualmente il grado di contaminazione, di alcuni fra gli elementi chimici che con maggiore facilità possono venire a contatto, e quindi possono essere accumulati, con il suolo a seguito delle pratiche di concimazione o difesa antiparassitaria normalmente eseguite in agricoltura; fra questi vi sono:

-              gli elementi nutritivi, fosforo e potassio, che vengono normalmente apportati con le concimazioni minerali ed organiche, il primo pericoloso solo per la possibilità di trasporto alle acque superficiali mediante fenomeni di erosione e ruscellamento superficiale, il secondo innocuo sia per il mantenimento della fertilità del suolo, sia rispetto alla possibilità di trasferimento nelle acque; 

-              i metalli pesanti, che possono arrivare al suolo attraverso la distribuzione di fitofarmaci (rame, arsenico), di concimi minerali (molte fosforiti utilizzate per produrre i concimi fosfatici sono ricche di arsenico, cadmio e cromo), di concimi organici (il cuoio torrefatto, ad es., contiene fino al 3 % s.s. di cromo, così come i sottoprodotti dell’industria conciaria), di liquami zootecnici (per la presenza di rame e zinco), ma soprattutto di fanghi di depurazione o di compost; in particolare oltre alla misura della quota totale di arsenico, cadmio, cromo, rame, mercurio, nichel, piombo e zinco, diventa sempre più importante conoscere anche la quota assimilabile per definire la loro potenziale mobilità e pericolosità ambientale. A causa della notevole importanza ai fini della protezione del suolo questo indicatore è stato suddiviso in più indicatori, uno per ciascuno dei principali metalli pesanti: arsenico, cadmio, cromo, rame, mercurio, nichel, piombo, zinco; 

-              i fitofarmaci, in particolare gli erbicidi ed i geodisinfestanti, che vengono distribuiti direttamente sul terreno per impedire lo sviluppo di malerbe e parassiti delle piante e che sono costituiti per lo più da sostanze organiche a diversa biodegradabilità e quindi persistenza; il pericolo dovuto alla presenza di questi composti è rappresentato sia dalla possibilità di accumulo e quindi di tossicità per gli organismi del suolo, sia dal possibile trasporto alle acque superficiali mediante fenomeni di erosione e ruscellamento superficiale, sia dalla possibilità di percolazione ed inquinamento delle acque profonde in terreni con scarsa capacità di ritenzione; per quanto riguarda gli erbicidi negli ultimi anni si è assistito alla progressiva sostituzione di prodotti di pre-semina o pre-emergenza con altri maggiormente selettivi, efficaci a dosi molto più basse e distribuibili in post-emergenza e quindi solo nel caso ci sia la necessità di contenere lo sviluppo di alcune malerbe. 

  

Il terzo gruppo di indicatori è quello che riguarda la presenza di inquinanti nelle acque profonde e superficiali e contribuisce a definire l’efficacia del suolo nel limitare il trasporto di nutrienti e fitofarmaci nelle acque. Fra questi, oltre alla concentrazione di N, P e fitofarmaci nelle acque profonde e superficiali vi è anche il bilancio di N e P inteso come differenza fra quanto viene apportato al suolo (input come concimazione, distribuzione di liquami, fanghi, ecc.) e quanto viene asportato con la coltura. 

  

Esempio di indicatori